La mostra a Castel Tirolo esamina accuratamente e decostruisce i miti del fascismo italiano e tedesco. Il dominio illegittimo di Mussolini e Hitler fu ampiamente servito dagli artisti e dalle loro opere figurative e letterarie.
Anche in Tirolo meridio-nale, settentrionale, orientale e in Trentino. Solo in pochi si opposero ad esso e le loro opere furono bandite e definite “degenerate”. La mostra “Miti delle dittature” segna un punto di svolta nella storia artistica e culturale dell’intera regione. Molti dei suoi capitoli andreb-bero riscritti.
Seguendo l’idea che queste “opere d’arte”, per lo più commissionate dal regime, dopo la seconda guerra mondiale sono state trattenute al pubblico, ci è sembrato adattata una presentazione a forma di un deposito. Una luce neon, diffusa e fredda, pareti di color cemento, griglie d’acciaio scorrevoli per archivi, creano un’atmosfera da magazzino. Il contenuto dei due livelli di presentazione è invertito. I testi esplicativi, collocati davanti alle opere, diventano così più importanti. Per vedere le opere è necessario guardare attraverso le griglie scorrevoli, dove peró i panelli testuali, con le loro ombre, le stanno parzialmente oscurando. Ora è più importante l’”informazio-ne su di essa”, …l’”arte commissionata” ha perso la sua funzione! Dei 12 temi, solo il penultimo, quello dell’”arte degenerata”, è collocato in una forma di ristoratrice presentazione, su pareti rossi, evocando un contesto museale.